Google non sa più chi è e cosa fa
Scritto il December 1st, 2009 in Business. Nessun Commento! Dì La tua!
E’ possibile che Google sia cresciuto a tal punto da scordarsi i suoi principi e la sua mission? Io penso di sì. (NB: nulla a che fare con monopolio e privacy).
Tra il dire e il fare.
Che differenza c’è tra quello che un’azienda dice di essere e quello che realmente è?
Nella migliore delle ipotesi, nessuna differenza.
E se le difformità fossero così evidenti da diventare oggettive?
La mission di Google
Anche Big G ha una sua ragione di esistere:
“La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili“.
I 10 comandamenti di Google
Google ha un suo decalogo, in cui spiega quali sono i suoi principi: prendiamo i più significativi.
1. Attenzione incentrata sull’utente: tutto il resto viene dopo.
Ho passato gli ultimi anni della mia vita lavorativa ad occuparmi di accessibilità, cercando di rendere il web fruibile anche da persone con bisogni speciali.
Non c’è nessun caso in cui Google abbia lanciato un prodotto che potesse essere immediatamente utilizzato senza problemi, ad esempio, da un non vedente.
Vedi: il browser Chrome, Google Wave, il form di ricerca avanzata.
Universalmente accessibile e fruibile? NO.
2. È meglio impegnarsi a fare veramente bene una sola cosa.
Ok, loro stessi dicono che non si limitano solo a quello:
“L’impegno nel miglioramento della ricerca ha inoltre consentito a Google di applicare quanto appreso ai nuovi prodotti”
Come email, pagamenti online e i sistemi operativi Chrome Os e Android.
Big G ha molti interessi e la continua espansione in settori paralleli è una prova tangibile.
4. La democrazia sul Web funziona.
Fino a quando non devi scendere a patti con il governo cinese.
Organizzare informazioni: e l’onestà intellettuale?
9. È possibile essere seri anche senza giacca e cravatta.
Tanto quelli in giacca e cravatta si prendono direttamente da Microsoft.
Nel 2005 Microsoft intenta una causa a Google e ad un suo ex manager a causa di un’assunzione non proprio ortodossa.
Le parti patteggiano privatamente, ma il finale è sorprendente.
Nel mese di settembre 2009, Kai-fu Lee lascia Google in braghe di tela per fondare una sua startup.
Il suo obiettivo sarebbe stato quello di rapportarsi con le autorità cinesi e facilitare un percorso di democratizzazione del web.
Il condizionale è d’obbligo perchè le intenzioni del dimissionario non sono mai state chiare neanche a Google Translate. Fai una cosa, ma falla bene.
E Adesso?
Siamo così sicuri che la mission di Google sia ancora quella di “organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili”?
Un’azienda che viene meno ai suoi principi è credibile?
Cosa succede quando si crea una contrapposizione tra mission aziendale e realtà delle cose?
Crisi d’identità o piani di conquista?
Prova a chiederti:
“Chi sono i concorrenti di Google?”
Praticamente tutti i big dell’informatica: da Microsoft ad Apple, passando per Yahoo, Amazon, Ebay e Mozilla Foundation.
E non per loro scelta.



