Robert “Bob” Parsons
Scritto il November 16th, 2009 in Persone. Nessun Commento! Dì La tua!
Sopravvive al Vietnam e fonda uno dei più importanti registrar di domini al mondo. Tra pose kitsch, ragazze semi vestite e la sua inseparabile Ducati Meccanica.
Una persona (non) seria?

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Se vedessi Bob per pochi secondi non lo prenderesti seriamente. Perché?
Perché da chi ha fatto un sacco di soldi ci si aspetta almeno un po’ di serietà: uno che gira vestito da biker anche in ufficio, vende domini usando ragazze disinibite come fiore all’occhiello della sua attività… come può essere considerato serio?
Seguo Bob da anni e ne sono un convinto ammiratore: nonostante tutto, quando illustro il personaggio ad amici e parenti, ricevo sempre le stessa risposte. “Che Pirla!”. “Simpaticissimo“. “Ma non si vergogna?”. “Deve essere un po’ sessista“. E così via.
Se ho imparato una cosa dalla vita, è quella di giudicare le persone solo partendo dalla realtà, dalla loro storia.

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Un po’ di storia
Bob va per i sessant’anni ed è nato da una famiglia di umili origini.
A scuola non eccelle e, raggiunta la maggiore età, si arruola nell’esercito per finire in Vietnam.
Al di là delle ferite guarite in due mesi, i Marines sono l’occasione della sua vita, se non altro perché riesce a diplomarsi.
La vita è dura e succede anche che, per arrotondare, si trasformi in programmatore autodidatta.
In poco tempo la Parson’s Technology diventa una ditta vera e occupa circa 1000 dipendenti grazie ad un particolare software che serve alle persone per gestire i propri soldi.
Bob Parson ha scommesso nel 1984 sul fatto che il software potesse essere venduto anche SOLO per corrispondenza. Scommessa vinta.
Nel 1994 la Parson’s Technology viene ceduta per la modica cifra di 64 milioni di dollari ad Intuit: un nome che dovrebbe far suonare più di un campanello agli appassionati di tecnologia.
Intuit ha infatti acquisito un’altra “indie” software house in data 2 Novembre 2009: stiamo parlando di una spesa di 170 milioni di dollari e di Mint.com. Personal accounting, of course.
Tornando a Robert, non riesce proprio a starsene con le mani in mano e, nel 1997, invece di godersi tutti i milioni, investe ancora e fonda Godaddy: quelli che vendono i domini usando delle gnoccolone svampite.

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Godaddy
Bob Parson’s non è un maschilista e non è solo un maniaco di motori e due ruote.
E’ innanzitutto uno che sa fare marketing.
Capisce che, per guadagnare quote di mercato e per differenziarsi dagli altri concorrenti, deve rompere gli schemi.
Dopo il software via posta (tradizionale) arrivano i nomi a dominio venduti sponsorizzando il Superbowl e le gare Nascar. E’ l’ora delle Godaddy Girls.
Spot pubblicitari tra il demenziale e il sexy che fanno notizia anche quando vengono censurati e respinti al mittente. Tanto al massimo, ci si ricama sopra.
Provare per credere:
Risultato? Una fetta di mercato internazionale pari al 25%. In pratica, un dominio su quattro è registrato da Parsons & Friends.
La sponsorizzazione di eventi così importanti rende il brand riconoscibile a tutti, anche a quelli che di computer capiscono poco o nulla.
Ecco un azzardo: Godaddy sta ai domini come la Coca cola sta alle bevande.
Bob ha anche un suo videoblog personale dove, sobrietà a parte, regala ottimi consigli. Il mio preferito?
Gran comunicatore.
Hai mai sentito parlare il classico show man medio made in USA? Un italiano con un inglese scolastico non ci capirebbe nulla.
Bob, invece, non ha fretta nell’esprimere concetti tanto semplici quanto immediati. I sottotitoli al momento giusto e le immagini divertenti rendono un suo talk accessibile anche a chi non ha audio. Credimi, non è facile.
Mega Quote
“Continuerò ad usare le Godaddy Girls nei miei spot finché non smetterà di funzionare, anche se, ora come ora, sembrerebbe improbabile”
E’ tutto
Probabilmente c’è qualcuno che penserà sempre al Bobby figurandosi un caciarone da strada.
A me piace connotarlo positivamente, anche se non ho capito una cosa: “Come mai se la Parson’s Technology generava introiti per 100 milioni di dollari l’anno è stata venduta a “soli” 64 testoni?”.
Alla fine, potrei anche essere avido!



